
Non vado di fretta di Valeria Venturi racconta in un diario a due voci le vicende di Francesca e Gianluca, dai banchi di scuola agli anni della maturità.
Francesca e Gianluca si conoscono fin da bambini, stabilendo subito un profondo e sincero rapporto di amicizia. Lei, con un passato di violenze alle spalle, figlia di una città decadente, con il dono della bellezza, intraprendente e sempre collericamente in debito con la vita. Lui, figlio unico, benestante, è introverso, virtuoso, di sani principi e dal cuore generoso. La storia prende vita in una Napoli di fine anni ’80, quando tra i banchi di scuola del liceo scientifico di Posillipo, nascono le prime vicende, fino alla maturità dei giorni nostri. I due protagonisti presto scoprono l’amaro sapore del conflitto: l’attrazione si contrappone alla difficoltà e le affinità contrastano con le differenze.
Francesca è irrequieta, passa da un ragazzo all’altro, per un bisogno continuo d’attenzione e per un vuoto da colmare. Gianluca attende, valutando in modo approfondito prima di iniziare la sua vita amorosa, perché il suo desiderio più recondito è quello di conquistare la sua più grande amica. Tra amori, amicizie, scontri e litigi, il romanzo comunica che non sempre il sentimento basta a colmare le differenze, o il vuoto interiore. Le strade dei personaggi si allontanano e si riavvicinano più volte, ma nonostante il forte sentimento che li lega, matureranno consapevoli di quello che sono e di quello che desiderano dalle proprie esistenze. Spesso si interrogano sul senso della vita, sul significato dell’amore e dell’amicizia, sull’importanza della libertà e la realizzazione personale.
Non vado di fretta, quindi, non è solo una storia d’amore ma anche un romanzo di formazione. Lettura scorrevole, con un’attenta caratterizzazione dei personaggi che prendono vita attraverso pagine di lettere e diario, con due diversi punti di vista che rendono partecipe il lettore delle tante molteplicità della realtà e di come sia sempre soggettiva.
Un romanzo che si legge senza interruzione. L’adolescenza e i temi della vita riportano a un unico grande nemico-amico: la paura. Questa oscura signora che vive nel cambiamento, nelle delusioni e nel timore di concedere il cuore, di poter essere felici davvero, senza pagarne il prezzo delle conseguenze. Il lettore in ogni pagina avrà modo di rispecchiarsi e trovare un pezzo di sé, perché la loro storia è la storia della vita, dell’emozione, potrebbe essere anche la tua.
Gianluca e Francesca non sono solo personaggi, ma persone che impariamo a conoscere, e che ci rammarichiamo di dover lasciare andare via, in un finale ricco di speranza.
GIANLUCA E FRANCESCA…
Un estratto dal romanzo “Non vado di fretta”.
Dal diario di GIANLUCA
10 agosto 1988
A San Lorenzo ce ne stiamo in spiaggia a guardare il cielo. Una vastità di tenebre puntellata di stelle con una splendida luna argentata. Il
mare canta pigro, il buio è immenso come il silenzio, rotto solo dai rumori lontani di un tamburo suonato a qualche falò.
Zelica e Matteo approfittano del momento favorevole e si allontanano da soli. Immagino l’emozione del mio amico ancora inesperto, coronare il suo sogno proibito.
Io e francesca rimaniamo stesi a guardare il cielo. Parliamo della magia dell’universo e contiamo le stelle cadenti. Poi lei comincia a guardarmi in modo strano, sento una strana impazienza. La osservo di sottecchi e penso che è bellissima. Mi parla e mi guarda: io tremo per l’emozione, e per il disagio. Faccio strani pensieri. Sono fantasie che scaccio e penso che non devo farmi suggestionare dal momento, ma non ci riesco. Il mio cuore e il mio corpo agiscono per me, i miei istinti prendono il sopravvento.
È lei a baciarmi e sembra incerta.
Io le infilo le mani fra i capelli setosi, avvicinandola alla mia bocca.
La bacio assetato di lei. Ma lo faccio piano, con tenerezza. Seguono altri baci lunghi, pieni di sentimento, poi si stringe a me e restiamo in silenzio.
Ma i miei sensi di colpa prendono il sopravvento, il volto di Eleonora mi appare davanti agli occhi. L’ho tradita. Non è solo un bacio, ma molto di più. È un miscuglio di sensazioni favolose, voglia di scoprire, forse amore, probabilmente quel vecchio sentimento che credevo sepolto.Dalle lettere di FRANCESCA
10 agosto 1988
A San Lorenzo è tradizione guardare le stelle cadenti in spiaggia, così stendiamo teli sulla sabbia, allacciamo le braccia sotto il capo con la pancia all’aria e sguardo fisso al cielo.
Restiamo lì sotto pazienti e sognanti.
«All’improvviso ti rendi conto di quanto sei piccolo in confronto all’universo e quanto sia grande e speciale Colui che ci ha creato» mi
dice Gianluca fissando quei puntini luminosi.
«È vero, peccato che questo Colui non sia stato troppo generoso con me».
«Non è vero… Vedrai che andrà tutto per il meglio, poi sbaglio o tra noi due sei tu l’ottimista?» mi sorride gentile.
C’è del silenzio. Matteo e Zelica farfugliano qualcosa, poi scatta un bacio. Immagino come andrà a finire e penso a quanto la mia amica
abbia un rapporto disinvolto con il sesso.
Non passa molto che i due vanno via insieme, lasciandoci lì, in solitudine.
Gianluca è ingenuamente sorpreso e un po’ a disagio di fronte a certe cose.
«Ci tocca restarcene qui fino al mattino» sono ironica.
«Dici sul serio?» sbarra gli occhi ed io rido per la sua espressione meravigliata da ragazzo ingenuo.
«E dai, lo sanno tutti che Matteo aspetta questo momento da una vita, ma che domattina Zelica vorrà sentirsi libera e lo mollerà, e quindi
lui non si farebbe mai scappare quest’opportunità.»
Non risponde, poi con un sorriso aggiunge: «Per me va bene restare qui… si sta così bene».
«Sì, sono d’accordo» annuisco.
Restiamo a lungo in silenzio, in contemplazione.
«Eccone un’altra!» esclama soddisfatto.
«L’ho vista anch’io» aggiungo.
«Io ne ho contate dieci… quindi sto vincendo» ride.
«Beh! Comunque stiamo sbagliando lo sai?»
«Cosa?»
«Le stelle non si guardano con gli amici» chiarisco.
«Ma noi non lo siamo… siamo fratelli nell’anima.» Chiude il discorso contemplando la vastità del cielo.
Sollevo il capo poggiandolo sul pugno chiuso del mio braccio piegato e lo osservo attentamente, avvicinandomi.
«Non proprio» sussurro e gli scocco un bacio nell’angolo delle labbra.
Lui sussulta come se avesse ricevuto una scossa elettrica. io resto immobile e lui interdetto. Ce ne stiamo lì su quella spiaggia circondati
dal buio, sotto un cielo stellato, cullati dal fruscio del mare, non so se avrò un’altra occasione così.
Il mio cuore batte forte. So che è un rischio, ma voglio farlo…
Nella penombra le mie labbra cercano le sue, si incontrano ed esitano.
Non si allontana, anzi mi lascia fare. Poi Gianluca mi infila le dita fra i capelli e mi trattiene. Mi guarda in viso, io l’osservo, ha un volto incerto nel buio, occhi vivi, guance color argento che riflettono la luna che ci guarda. Mi porta i capelli dietro il collo, alcune ciocche sfuggono, altre le ricaccia dietro le orecchie. Chiude le palpebre e mi assapora di nuovo. Sono contenta di questa tenerezza immensa che mi fa quasi pensare di non aver mai baciato veramente. Gianluca ha una dolcezza unica, una delicatezza, un rispetto nella sua lentezza, nel suo bacio, che si ciba di amore, di me, senza fretta.
Un bacio trascina un altro, siamo senza parole, mi rannicchio al suo fianco e poggio il capo sulla sua spalla. Ci godiamo le stelle, la luna e quella notte.